Dal bullismo al cyberbullismo: quando rifugiarsi in casa non basta

Cyberbullismo: quando rifugiarsi in casa non basta
È vero, allora, quello che dicevano sul treno. Harry Potter è venuto a Hogwarts.
Loro sono Tiger e Goyle e io sono Malfoy, Draco Malfoy.
Il mio nome ti fa ridere? Non c’è bisogno che ti chieda il tuo: capelli rossi, una vecchia toga di seconda mano… devi essere un Weasley. Scoprirai che alcune famiglie di maghi sono migliori di altre, Potter. Non vorrai fare amicizia con le persone sbagliate?

Questo breve passaggio, tratto dal celebre libro Harry Potter e la Pietra Filosofale (1997) di J. K. Rowling, fornisce un esempio chiaro, semplice ed immediato di ciò che definiamo bullismo: un insieme di comportamenti e atteggiamenti, a livello fisico, verbale e psicologico, messi in atto da parte di un individuo o un gruppo ai danni di un soggetto, percepito come più debole e vulnerabile.

Quello che distingue un generico atto aggressivo da un comportamento bullistico non è tanto la sua intensità, ma il suo ripetersi sistematicamente nel tempo, con modalità che vanno dalla minaccia fisica ad una vera e propria aggressione, dalla diffusione di maldicenze all’esclusione dal gruppo, dalla sottrazione di beni o denaro alla costrizione della vittima a fare qualcosa contro la sua volontà.

In Italia, il fenomeno del bullismo è stato studiato principalmente all’interno della realtà scolastica. Perché?

Una semplice risposta è che tra le caratteristiche principali del bullismo c'è il rivolgere l'aggressività non contro le istituzioni ed i loro simboli (all'esterno), ma all'interno del gruppo di pari. E quale contesto presuppone il confronto e la condivisione di spazi ed esperienze tra coetanei più della scuola?

Nel 2011, l'indagine sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Eurispes e Telefono Azzurro ha riscontrato una maggiore frequenza delle forme di bullismo indiretto (verbale e relazionale), rispetto a quelle di tipo fisico, con una distribuzione simile tra maschi e femmine, con una predilezione per queste ultime per la diffusione di informazioni false ed infamanti, rispetto alla violenza fisica, più comune tra i maschi.

Come abbiamo visto in un precedente articolo su questo Blog, la tecnologia sta assumendo un ruolo sempre più rilevante e diffuso nelle nostre vite e questo comporta anche una trasformazione delle nostre modalità relazionali.
Questa evoluzione riguarda anche il fenomeno del bullismo?

Purtroppo sì.

Tutti noi abbiamo sentito il termine cyberbullismo, coniato dal professore canadese Bill Belsey.
Questa moderna versione del bullismo ne mantiene tutte le caratteristiche precedentemente descritte, aggiungendone alcune peculiari:

  • è attuato mediante gli strumenti della Rete (Social Networks, chat, SMS ecc.)
  • esiste una maggiore difficoltà ad individuare il molestatore
  • comporta una potenziale diffusione del materiale intimidatorio e infamante maggiore
  • si caratterizza per l'indebolimento di scrupoli e remore etiche: spesso online si scrivono e dicono cose che non si scriverebbero e direbbero nella vita reale
  • si caratterizza per la mancanza di limiti spazio-temporali. Se nel bullismo classico, i comportamenti intimidatori e disturbanti sono circoscritti a precisi ambienti e momenti della giornata, nel cyberbullismo questi possono teoricamente investire la totalità della vita della vittima, ogni volta che ci si connette alla Rete.

Tutti i più recenti studi sul fenomeno sembrano concordare sul fatto che, pur essendo ancora meno frequente del bullismo classico, il cyberbullismo sia sempre più diffuso tra preadolescenti ed adolescenti, con forme che vanno dalle molestie alla sostituzione di persona e alla denigrazione pubblica della vittima.

Le conseguenze di queste situazioni, siano esse on o off line, possono essere molto gravi. Si va dalla progressiva compromissione di ogni desiderio di aggregazione e socializzazione al vero e proprio isolamento, con conseguenze psicologiche che possono andare dallo sviluppo di forme depressive a vere e proprie idee suicidarie, nei casi più gravi.

È fondamentale non sottovalutare le avvisaglie.

Se vostro figlio, o un vostro studente, dovesse manifestare dei comportamenti insoliti ed improvvisi di paura e rifiuto della socialità o stati emotivi depressi, sarebbe importante contattare tempestivamente uno specialista ed attivare le risorse scolastiche, familiari e relazionali disponibili.

Dott. Davide Garau
Dott. Davide Garau
Il Dott. Davide Garau è Psicologo e Psicoterapeuta specializzato in Terapia Familiare a Firenze. Da anni lavora con bambini e adolescenti con differenti tipologie di disagio. Offre consulenza psicologica e percorsi di psicoterapia individuale, di coppia e familiare.