Lo smart working fra vantaggi e controversie

Smartworking e tutela del benessere psicologico

L’epidemia da Covid-19 che stiamo attraversando, sotto il profilo del lavoro, ha sdoganato una capillare diffusione del cosiddetto smart working, una forma di lavoro, “agile” in termini di flessibilità oraria, di scelta del luogo di lavoro e di personalizzazione degli strumenti, che finora, almeno in Italia, non aveva ancora trovato concreta implementazione.

È la tecnologia ad offrire ai lavoratori e alle aziende questa nuova possibilità di produttività, che rivoluziona il classico assetto di lavoro che prevede necessariamente un luogo fisico, ad esempio l’ufficio, nascendo con la funzione di garantire maggiormente la qualità della vita del lavoratore.

Con la diffusione dell’epidemia in Italia, dallo scorso Febbraio, il passaggio allo smartworking da parte di numerose aziende ed enti pubblici e privati ha consentito di assumere in concreto le necessarie drastiche misure di contenimento del contagio e allo stesso tempo, laddove è stato possibile, non bloccare completamente i processi produttivi e le attività in corso.

Nella fase acuta dell’emergenza questo passaggio è però avvenuto in modo obbligato ed automatico, anche in quelle realtà lavorative che non avevano sperimentato precedentemente tale formula di lavoro da remoto.

Le conseguenze sullo spazio personale e familiare

Molti lavoratori si sono improvvisamente ritrovati a doversi ricalibrare su esigenze lavorative nuove o a doversi cimentare ex novo in una profonda riorganizzazione del lavoro, spesso in concomitanza con le pesanti conseguenze nello spazio familiare del blocco della frequenza scolastica dei figli e della novità della didattica a distanza in una cornice di sovraccarico di richieste, più o meno esplicitate, sia sul piano professionale che su quello dell’accudimento.

Nel corso del lockdown lo smart working, da strumento a tutela del welfare, ha rischiato di trasformarsi in “pietra tombale” dell’individuo, chiamato a sfide molteplici e complesse, schiacciato da aspettative di tenuta professionale e personale.

La polverizzazione dello spazio individuale, la casa come teatro unico della scena lavorativa e familiare, l’annullamento del confine fra identità professionale e privata, le potenti angosce sulla salute e la precarietà del futuro evidenziate dall’epidemia hanno minato violentemente l’assetto di fondo degli individui.

Smart working e benessere psicologico

Nell’attuale fase di convivenza con il virus, la chance dello smart working rappresenta ancora per molti lavoratori una risorsa, poiché permette quella flessibilità a cui giocoforza tutti ci stiamo abituando e che riesce a compensare i fragili equilibri legati alla ripresa della scuola da parte dei figli e quindi a conciliare maggiormente esigenze legate alla vita privata e lavoro, ma allo stesso tempo potrebbe alimentare il senso di solitudine e la perdita dei contatti sociali, la difficoltà a modulare la disponibilità e a differenziare il tempo del lavoro dal tempo libero e la disconnessione rispetto alla dimensione corporea ormai fortemente penalizzata nell’esperienza di sé.

Sarebbe quindi utile, e addirittura doveroso, che le aziende dimostrassero di avere a cuore il benessere psicologico dei propri lavoratori, riconoscendo lo sforzo immane da loro compiuto nei mesi scorsi e che stanno continuando a compiere nel percorso di costruzione di questa nuova normalità, offrendo loro servizi a tutela della salute mentale.

Dott.ssa Elena Ponticelli
Dott.ssa Elena Ponticelli
La Dott.ssa Elena Ponticelli è Psicologa e Psicoterapeuta presso lo Studio di Psicoterapia Garau - Ponticelli a Firenze. Da diversi anni si occupa di interventi educativi e integrazione scolastica. Offre percorsi di terapia individuale, di coppia e familiare.