L’adolescenza: transizione o frattura?

Adolescenza: transizione o frattura?

“Gregor Samsa si ritrovò trasformato, nel suo letto, in un autentico scarafaggio. Steso sul dorso, la schiena dura come una corazza, non appena sollevava un poco il capo poteva vedere la sua pancia bruna di forma globosa.
– Cosa mi è successo?- pensò. Eppure non era un sogno”
F. Kafka, La metamorfosi

Mai come in questa fase della vita l’individuo è sottoposto a un autentico sovvertimento del suo orizzonte, tutto si rivoluziona e viene rimesso in discussione: il suo corpo, sotto la pressione ormonale, muta, generando una cascata di profonde modificazioni che si riflettono nella sua personalità, nella sua visione del mondo e nel teatro delle relazioni familiari. L’adolescente diventa così un estraneo per sé stesso e per gli altri che lo circondano, questa duplice estraneità, con il carico di abbandoni e lutti delle precedenti identificazioni e di scoperta di nuove, è l’origine di una sorta di nuova nascita.

L’adolescenza è universalmente riconosciuta come un passaggio cruciale, per l’adolescente, per i suoi genitori e per il complesso dell’organizzazione familiare. Il tema emotivo fondante questa fase del ciclo di vita della famiglia è quello della separazione; la struttura familiare dovrebbe essere sufficientemente flessibile da accettare una disorganizzazione temporanea, in vista di un passaggio verso nuovi equilibri funzionali.

Secondo Baldascini la trasformazione dell’adolescenza deve essere garantita proprio dal legame di appartenenza al proprio sistema familiare: l’aver interiorizzato i propri modelli genitoriali e l’essersi adeguatamente identificati con essi consente un migliore distacco e un’efficace separazione e quest’ultima intensifica, stabilizza e rafforza i processi di identificazione.

Non ci si può separare se prima non si appartiene, sostiene Carl Whitaker. Il travagliato cammino della crescita adolescenziale inaugura appunto questa gravosa sfida della ricerca della propria identità, con la prospettiva del compimento della propria differenziazione come individuo dalla propria famiglia d’origine. L’adolescente oscilla fra il bisogno di sperimentazione fuori dalle mura familiari, specialmente in opposizione proprio ai modelli genitoriali, e quello di continuare ad accedere, attraccando al porto sicuro che conferisce la sicurezza delle radici della sua appartenenza, in una sorta di spola fra realtà esterna e realtà interna.

I genitori sono inevitabilmente coinvolti, spesso travolti, dalle inquietudini, dalle ribellioni e dai dilemmi che i propri figli sperimentano in questa fase, e sono chiamati da un lato a un cambiamento del loro ruolo e della loro funzione di fronte a un figlio che manifesta le prime spinte trasformative, ricollegandosi anche alla loro esperienza di adolescenti e alle soluzioni che i propri genitori avevano messo in atto con loro, dall’altro a entrare nella cosiddetta crisi di mezza età, con la comparsa dei primi segni dell’invecchiamento e di un vissuto depressivo che accompagna una turbolenta rimessa in discussione nella coppia dei motivi che avevano guidato la scelta reciproca.

Il conflitto con i genitori rappresenta una componente focale e fisiologica di questa fase. Il rimodellamento della personalità dell’adolescente diventa stimolo per il rimodellamento della famiglia, della coppia genitoriale e della loro identità.
Il comportamento degli adolescenti è estremamente mutevole e spesso il suo reale significato sfugge anche al più attento e sensibile osservatore, anche se la tendenza a esprimere con il corpo e con l’azione contenuti non traducibili in rappresentazioni mentali è proprio una caratteristica tipica dell’adolescenza.

La famiglia d’origine può consentire, incoraggiare, o anche rallentare, o ostacolare o addirittura rendere impossibile la crescita di un individuo nel complesso intreccio dinamico fra differenziazione e coesione. Nell’adolescenza le istanze di crescita e separazione spesso si scontrano con le necessità funzionali espresse con forza ed emotività in famiglia, in una sorta di “richiamo della foresta” che polverizza lo sguardo al fuori.

Come sperimentare l’indipendenza ed esplorare il mondo esterno se si è così essenziali al funzionamento del proprio sistema familiare d’origine? Gli adolescenti, spesso, si trovano di fronte a questi dilemmi e il più delle volte l’insorgere di un sintomo sembra l’unica soluzione possibile, così quella che sarebbe una fisiologica crisi si trasforma in una grave frattura.

Dott.ssa Elena Ponticelli
Dott.ssa Elena Ponticelli
La Dott.ssa Elena Ponticelli è Psicologa e Psicoterapeuta presso lo Studio di Psicoterapia Garau - Ponticelli a Firenze. Da diversi anni si occupa di interventi educativi e integrazione scolastica. Offre percorsi di terapia individuale, di coppia e familiare.