Revenge porn e violenza tecnologica

Revenge Porn e violenza tecnologica

Quella in cui viviamo è, senza ombra di dubbio, un’epoca in cui la tecnologia ha rivoluzionato la nostra modalità e capacità di comunicare: basti pensare all’avvento e alla diffusione capillare ed universale di Social, Media e Smartphone che ci permettono di essere connessi con il mondo in qualsiasi momento.

Tale fenomeno comunicativo di massa è stato ancora più evidente, se mai ce ne fosse stato bisogno, nel periodo della Pandemia e dei vari lockdown, più o meno stringenti, di cui tutti abbiamo fatto e continuiamo a fare esperienza, con i contatti umani e sociali spesso giocoforza trasferiti esclusivamente sul “virtuale” e mediati da vari device tecnologici.

Anche i rapporti intimi e di coppia sono stati coinvolti in questa “rivoluzione social”, basti pensare a pratiche come il sexting o alla grande diffusione di App e piattaforme come Tinder o Grindr.

Ovviamente, esiste anche un rovescio della medaglia oscuro e rischioso a questa facilità e immediatezza di scambio di informazioni e contenuti, anche intimi ed espliciti: il Revenge Porn.

Cos’è il Revenge Porn

Per Revenge Porn si intende la minaccia o la vera e propria pubblicazione di materiale intimo e/o sessualmente esplicito che riguarda persone che, pur avendo liberamente prodotto tali contenuti, non abbiano assolutamente espresso il proprio consenso riguardo alla loro pubblicazione su qualsivoglia canale (Facebook, YouTube, WhatsApp o altri).

Tale fenomeno si differenzia da quello detto della Pornografia non Consensuale, col quale viene spesso sovrapposto, e può essere ricondotto sia alla macro-categoria del cyberbullying (di cui ci siamo occupati in un precedente articolo) che a quella dei reati sessuali. Vediamo perché.

Differenza tra Pornografia non Consensuale e Revenge Porn

Prima di tutto, anche la Pornografia non Consensuale riguarda la diffusione di immagini esplicite di un soggetto che non ne ha autorizzato la pubblicazione, ma nel Revenge Porn è chiara ed evidente la motivazione di umiliare e creare un danno di qualche tipo all’altra persona.

Essere vittima di Revenge Porn, infatti, comporta tutta una serie di gravi conseguenze, sia sul piano emotivo-psicologico che su quello relazionale, lavorativo e sociale.

Spesso chi pubblica questo genere di contenuti a scopo vendicativo e aggressivo aggiunge anche informazioni e dati sensibili del soggetto ritratto (nome, numero di telefono, indirizzo, professione ecc.), dando vita a fenomeni di vero e proprio stalking di massa che non di rado costringono la vittima ad un radicale cambio di abitudini e stile di vita. Si può arrivare al dover trasferirsi altrove o cambiare nome, per non parlare delle situazioni in cui la vittima stessa venga penalizzata o addirittura privata del posto di lavoro (si veda il recente caso della maestra di Torino).

È molto forte, quindi, il rischio di stigmatizzazione sociale e la vittima può esser preda, paradossalmente, di grandi sensi di colpa. Una delle risposte che ci si sente sempre dare è infatti: “avresti dovuto essere più prudente ed evitare di condividere certi scatti”, come se si fosse in qualche modo co-responsabili di quanto avvenuto e questa è, purtroppo, una tematica ancora molto presente quando si parla di reati sessuali.

Violenza tecnologica

Le conseguenze psicologiche del Revenge Porn

Le conseguenze psicologiche del Revenge Porn possono essere varie, ma le più comuni sono:

  • ansia
  • depressione
  • perdita della fiducia negli altri e difficoltà a fidarsi di nuovo
  • forte senso di vergogna ed umiliazione
  • varie forme di autolesionismo
  • pensieri suicidari
  • senso di impotenza
  • comportamenti ossessivi (ad es. controllare di continuo le pagine social nel timore che altre cose siano state pubblicate o condivise)

Perché si ricorre al Revenge Porn?

Quali possono essere le motivazioni di chi decide di diffondere questo genere di materiale?

Va innanzitutto detto che, come in ogni altro reato di matrice sessuale, la stragrande maggioranza degli autori è di sesso maschile e le vittime risultano essere quasi sempre donne, spesso ex partner.

Il motivo più diffuso riportato dagli autori per questo comportamento è la volontà di vendicarsi di un presunto torto subito, ad esempio una vera o immaginata infedeltà o, più comunemente, la fine della relazione.

Il pubblicare foto e video sessualmente espliciti delle loro ex compagne servirebbe quindi a “guarire” una sorta di ferita narcisistica e riaffermare un tossico potere e controllo di genere, che il maschio ha sentito di aver perso al momento della decisione, subita, di interrompere la relazione. Questo comportamento fa leva anche sulle differenze e gli stereotipi, ancora molto diffusi nella nostra società, riguardo la sessualità maschile e femminile, che portano ad accettare e gratificare in misura maggiore l’esibizione di una vita sessuale libera e attiva degli uomini rispetto alle donne.

Non sono rari, poi, i casi di diffusione di materiale sessualmente esplicito allo scopo di ricavarne un guadagno economico, sia mediante ricatto nei confronti del soggetto ritratto che dalla vera e propria vendita di foto e video sul Web.

Il reato di Revenge Porn nel nostro Codice Penale

A questo proposito, va ricordato che da circa un anno e mezzo è stata introdotta nel nostro Codice Penale una norma che punisce la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate, con pene che prevedono la reclusione da uno a sei anni.

Gli elementi fondamentali sono due: il non consenso della vittima e il fatto che il contenuto sia di natura intima o sessualmente esplicito.

Esiste poi l’aggravante della relazione affettiva, come per gli altri reati di violenza, e quindi la pena risulterà più pesante qualora il reato sia stato commesso da un ex partner che decide di diffondere il materiale intimo al termine della relazione, dopo che quel materiale era stato creato consensualmente nel corso della relazione.

L’importanza dell’aiuto psicologico

Per concludere, sia la vittima che l’autore di Revenge Porn possono trarre beneficio dal lavoro con uno Psicologo.

Nel primo caso, si può lavorare sulla creazione di uno spazio protetto in cui sia possibile elaborare il senso di vergogna, violazione ed umiliazione che un avvenimento del genere comporta e trovare supporto in un momento così difficile e delicato per ricostruire il proprio benessere.

Con l’autore del reato si cercherà di capire le motivazioni sottostanti a tale comportamento, nella direzione di una piena presa di responsabilità delle conseguenze di tali atti per sé e per gli altri soggetti coinvolti, con l’obiettivo di evitare che tutto questo riaccada.

Dott. Davide Garau
Dott. Davide Garau
Il Dott. Davide Garau è Psicologo e Psicoterapeuta specializzato in Terapia Familiare a Firenze. Da anni lavora con bambini e adolescenti con differenti tipologie di disagio. Offre consulenza psicologica e percorsi di psicoterapia individuale, di coppia e familiare.